Sostanza Ontologica comunicante

Se è vero quindi che le parole per preservare la loro energia spirituale è giusto che restino nascoste, fino a quando lo Spirito Santo non se ne servirà in un contesto comunicativo, con lo scopo ben preciso di dare testimonianza alla Verità, è anche vero che tutto ciò è necessario perché nella parola si annida colui che è abile ad alterare la comunicazione. Ma andiamo per gradi, e per prima cosa leggiamo questo passo di Esichio Presbitero:

“Bisogna faticare per la custodia delle cose preziose; ma per la verità sono le cose preziose che custodiscono noi da ogni malizia sensibile e spirituale. E queste cose sono la custodia dell’intelletto con l’invocazione di Gesù Cristo, e il guardare sempre alla profondità del cuore, e stare di continuo nella esichia con l’intelletto, anche per così dai pensieri che appaiono buoni; e avere cura di essere trovato vuoto di pensieri, affinché i ladri non vi si nascondano, e se anche persistendo, fatichiamo col cuore, però la consolazione vicina. Filocalia vol I, Gribaudi editore pag 249.

Tralascio volutamente in questo post qualsiasi considerazione sull’importanza e il valore, dell’Esichia e della Preghiera del Cuore nella tradizione ortodossa. Così come una eventuale analisi su quel meraviglioso testo che è la Filocalia, che qui in occidente abbiamo conosciuto, la maggior parte di noi, attraverso I racconti di un pellegrino Russo.

Soffermiamoci invece sulle parole di questo padre della Filocalia e in particolar su alcuni punti del suo discorso: 1- Le cose preziose, ossia la Verità, ci custodisce da ogni malizia sensibile e spirituale; 2- Avere cura di essere trovato vuoto di pensieri perché…; 3- I ladri, ossia i demoni, si nascondono nei pensieri.

Tutto ciò, come dissi altrove, è compendiato nel monito di Gesù ai suoi discepoli che troviamo in Luca 12,11-12. Ora domandiamoci: perché questo avvertimento? Se ci comportiamo diversamente e non affidiamo tutto noi stessi alla Verità che ci preserva e custodisce, ci lascia vuoti di pensieri, e al momento opportuno ci suggerisce le parole adatte, cosa può accadere? Se non siamo vuoti, in un vuoto silenzio, che si badi bene non è assenza ma presenza di Gesù Cristo nostro Signore ci troviamo ingombri di pensieri-parole. C’è movimento quindi, non c’è quiete nella nostra anima, nel nostro cuore e intelletto. Tutto ciò si verifica perché in maniera del tutto involontaria, non dipendente cioè dalla nostra volontà , si generano immagini, parole e musica nella nostra mente. Tutto ciò accade perché siamo dotati di una nostra energia spirituale originaria che ha come compito proprio quello di generare comunicazione. Siamo fatti di sostanza comunicativa in poche parole. La comunicazione, che è anche comunione, è la nostra sostanza ontologica. Se questa struttura non la preserviamo, o meglio non lasciamo che si preservi da sé secondo le sue regole, accade che interferiamo con essa.

Riassumendo: siamo fatti di sostanza ontologica comunicante, ossia di una sostanza che non ha bisogno di essere attivata per inviare messaggi. Li invia già di per sé, occorre solamente mettersi in ascolto. La natura di questa sostanza è quella naturalmente di venir fuori, di comunicare, tanto più quando su di essa agisce il “rifornimento” dello Spirito Santo. Passatemi il paragone: quando aumenta il carburante, ci sono più probabilità che si generi un moto, e quindi la comunicazione. Ma proprio in ciò che per sua natura la definisce e la caratterizza, si annida il rischio più enorme. Amare è un rischio, così come cercare la comunione con i fratelli e comunicare. Nel momento infatti dell’insorgenza delle parole, del loro venir fuori ed apparire all’aurora della mente, i demoni sono in agguato. Vediamo cosa fanno: 1) Introducono una sorta di virus per cui per prima cosa rendono autoreferenziale il discorso, spostano cioè ; la nostra attenzione dall’atto comunicativo in sé, al pensiero di tale atto. Dal comunicante, al comunicato. Se non c’è comunicante (cioè colui che comunica), non possiamo dire allora che si tratta di comunicazione ma solo di pensiero. Che si autogenera e si autoproduce chissà per quale meccanismo dovuto magari alla materia e quindi ai sensi. 2) Creano un collante, una aderenza tra l’insorgere di quelle prime immagini, parole e musica e i nostri sensi, impedendo all’intelletto di controllarne gli ulteriori sviluppi. Qualora i nostri sensi fossero sempre rivolti alla realtà materiale che li circonda, in continuo stato di eccitazione, difficilmente infatti potrebbero essere governati. 3) Una volta creata questa aderenza, dopo cioè aver imbracato il pensiero, lo fanno rotolare, per vie traverse, fino completamente a sottometterlo, e a sottomettere con esso la nostra volontà.

In definitiva ciò che tentano instancabilmente di fare i demoni è di impossessarsi di questo processo comunicativo originario e di distruggerlo. Potere e distruzione. Morte e guerra. Le parole da strumento diventano fine, e così chi le detiene. Governare un universo, di immagini, di parole di suoni, significa governare anche il mondo: dimenticare che esso ci è dato per dialogare con il nostro creatore, è la responsabilità più grande che pesa sulla coscienza dell’uomo moderno.

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