Famiglia o Chiesa Domestica?

michelangelo-tondo-doniNon siamo solo famiglia, ma Chiesa Domestica. Se i tempi fanno sì che le parole debbano veicolare contenuti e realtà diverse, possiamo sempre trovarne delle nuove per esprimere quello che siamo. Ed ogni famiglia cristiana a ben vedere dovrebbe essere o diventare una piccola chiesa domestica capace di esprimere qualcosa di più del semplice legame di sangue, qualcosa di più del pur legittimo amore umano. Un centro di irradiazione del mondo, un exemplum, una fonte di ispirazione. Nel nuovo medioevo nel quale viviamo, tra breve non ci sarà più spazio per la centralità della Chiesa. Che sia un bene o un male a noi non interessa giudicarlo. Ma è un dato di fatto che si ripartirà da tanti piccoli centri capaci di resistere, capaci di rinnovarsi, capaci di sperare contro ogni speranza.

Dobbiamo andare oltre la famiglia, e non solo perché ormai è talmente allargata, geneticamente modificata e trasformata da non rendersi più riconoscibile ai nostri occhi. Il vero cristiano non teme questa situazione, ma anzi è consapevole che si tratta di un’occasione unica. La consapevolezza di essere chiesa domestica significa consapevolezza del proprio ruolo, della propria missione, significa consapevolezza di essere protagonisti, cooperatori. Ciascuno nel proprio Nazareth, operando nel nascondimento e lontani dalla tentazione della socialità e della mondanità, cooperando attraverso una rete di relazioni autentiche con le tante altre piccole chiese domestiche che da qui a poco accenderanno le loro lampade.

Quindi perché accanirsi per preservare un termine che appare oggi così promiscuo e compromesso e non provare a sostituirlo con un’idea nuova veicolata da un vocabolo che ha tutto il sapore dei primordi della nostra fede cristiana: Domus Ecclesia?

continua

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